La Seconda Tappa del progetto, dedicata agli scavi archeologici, è iniziata il 26 agosto 2026 e si sta rivelando ricca di scoperte e ritrovamenti, che hanno lasciato stupiti e increduli i membri del Comitato dell'Associazione Mulino di Medeglia.
Gli operai della Ditta Bulloni Costruzioni di Isone, coordinati dall'arch. Renzo Bagutti e dallo storico Flavio Zappa, hanno portato alla luce reperti e testimonianze che, in alcuni casi, potrebbero risalire a quattro o cinque secoli fa.
I lavori sono tuttora in corso: nelle prossime settimane sono attesi ulteriori ritrovamenti, che continueremo a documentare su queste pagine

È riemerso il pavimento originario della piccola Centrale elettrica, che era stato abbassato durante l'inverno del 1926 per consentire l'installazione del nuovo impianto entrato in funzione nel 1927.
Il ritrovamento del pavimento e dei piedestalli sui quali erano installate la turbina e la dinamo permetterà ora di raccogliere importanti informazioni sulle caratteristiche e sulla configurazione dell'impianto che, nel 1927, aveva sostituito il precedente sistema di produzione dell'energia.
Si tratta di una scoperta particolarmente significativa anche alla luce del recupero, avvenuto due anni fa nel greto del fiume Vedeggio, di una parte della turbina appartenuta alla Centrale. Il ritrovamento degli elementi ancora conservati all'interno dell'edificio potrà quindi contribuire a comprendere meglio il funzionamento originario dell'impianto e, speriamo, a ricostruire con maggiore precisione la posizione e il rapporto tra i diversi macchinari.

I sondaggi eseguiti sul sedime dell'antico Mulino medievale, demolito nel 1918 per consentire la costruzione della piccola Centrale elettrica, hanno portato alla luce, oltre ai muri perimetrali dell'antico opificio, importanti reperti legati direttamente alla sua attività.
Tra questi è stata ritrovata una macina dormiente, o macina fissa, del diametro di un metro, insieme ai frammenti della corrispondente macina rotante. Sono inoltre emersi i resti di un secondo palmento, costituito dalla macina dormiente e dalla relativa macina rotante, del diametro di circa 60 centimetri.
Questi ritrovamenti assumono un'importanza particolare se aggiunti alla macina rotante che era stata prelevata dal sedime del Mulino e collocata davanti alla chiesa di Medeglia nel 1984. Nel complesso, disponiamo quindi oggi di testimonianze riconducibili a cinque diverse macine, che nel corso dei secoli si sono probabilmente succedute garantendo il funzionamento del Mulino.
Si tratta di una scoperta che permette di comprendere in modo più concreto la lunga storia dell'opificio e la sua continua attività nel corso dei secoli. Le fotografie e il filmato realizzati durante gli scavi rendono bene l'idea dell'emozione e dell'inattesa soddisfazione provate nel momento in cui questi reperti sono lentamente riemersi dal terreno.



















